RIFUGIO TAGLIAFERRI E MONTE VENERACOLO

Luogo di partenza: Schilpario (BG)
Luogo di arrivo: Schilpario (BG)
Lunghezza: km. 33
Dislivello: 1451 mt 
Difficoltà: EC: (massimo livello per il cicloescursionista estremo!)
Ciclabilità: 80%
Periodo: tarda primavera - estate - autunno, condizione indispensabile la mancanza di neve
Acqua lungo il percorso: poca, al Rifugio Tagliaferri o nei centri abitati attraversati
Cartina: KOMPASS N° N° 94 - Edolo/Aprica

Descrizione percorso

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Questo itinerario ha inizio a Ronco di Schilpario e percorre in parte il sentiero CAI n. 413.
Da Boario con la statale 294 oppure da Clusone tramite il Passo della Presolana arriviamo a Dezzo di Scalve dove le due strade si uniscono. Lasciamo poi a sinistra la deviazione per Vilminore e arriviamo a Ronco.
Il sentiero 413 inizia sulla sinistra poco prima di un parcheggio (m. 1080). Sulla destra, pochi metri più avanti, c'è una segheria.
Una parte del sentiero che dovremo percorrere è ricavato da una vecchia mulattiera militare risalente alla prima guerra mondiale. 
Clicca per ingrandire l'immagineIniziamo a pedalare quasi in piano su una stradina con il fondo acciottolato.
Ignoriamo una deviazione sulla sinistra e arriviamo ad un bivio dove andiamo a sinistra. Alla destra c'è una casa.
Tra alberi e prati cominciamo a salire con il fondo in cemento e delle protezioni in legno sulla destra.
Proseguiamo in leggera salita. Alla sinistra in fondo ad un prato vediamo una baita raggiungibile con una stradina che troviamo poco più avanti (m. 1100).
In leggera discesa entriamo nel bosco. Poi continuiamo in leggera salita mentre il fondo, ora in cemento, è attraversato da alcune canaline per lo scolo dell'acqua.
Un ruscello passa sotto alla stradina che ora ridiventa sterrata.
Proseguiamo tra prati e noccioli poi, in leggera discesa, vediamo una casa sulla sinistra.
Tra gli alberi, quasi in piano, troviamo un'altra casa sempre sulla sinistra, questa è recintata.
Continuiamo con dei prati alla sinistra e il bosco alla destra. A sinistra c'è anche un rudere.
Entriamo nel bosco. Sulla sinistra troviamo una sagoma raffigurante uno scoiattolo. In basso a destra, tra gli alberi, riusciamo a vedere il Torrente Vò compiere dei salti.
Raggiungiamo uno slargo dove troviamo un cartellone che parla della Val del Vò prendendo a pretesto la favola di un orsetto capitato li per caso.
Proseguiamo diritto passando accanto ad un cartello con una cartina della zona.
In leggerissima salita ci addentriamo in un lariceto dove notiamo che tutte le pietre sono ricoperte da muschio.
Un cartello indica un sentierino sulla destra che conduce ad un mulino.
Troviamo un masso in mezzo al sentiero (m. 1140).
Torniamo a salire e vediamo su una pietra l'indicazione del km. 2 (m. 1200).
Dopo un tratto con minore pendenza riprendiamo a salire e troviamo il sentiero 413/a, descritto più sotto, che si innesta dalla destra (m. 1220). Una scritta su una pietra indica Ronco nella direzione dalla quale proveniamo.
Ora il percorso gira a sinistra e sale in modo abbastanza ripido lasciando alla sinistra un vecchio forno. Su una pietra vengono indicati davanti Venano e il Rifugio Tagliaferri, dietro a sinistra Ronco, dietro a destra Vò.
Proseguiamo in salita e, dopo un tornante destrorso, arriviamo ad un bivio (m. 1275). I segnavia indicano a sinistra il sentiero 413 ma possiamo anche proseguire diritto in quanto poco dopo i due percorsi tornano ad unirsi.
Più avanti, sulla sinistra, c'è una sorgente. L'acqua entra in un pozzetto e poi ne esce con un tubicino (m. 1305).
Il bosco ormai è terminato e attorno ci sono solo degli alberelli.
Superiamo tre tornanti e un prato. Il successivo tornante verso destra è tagliabile con una scorciatoia.
Proseguiamo in leggera salita su fondo roccioso. Alla sinistra vediamo una targa in marmo a ricordo di un'escursionista deceduto.
Subito dopo guadiamo il torrente che scende dalla Valle degli Orti (m. 1370). Alla sinistra c'è una catena utile in caso di acqua abbondante. Fortunatamente, qui come in seguito, non abbiamo mai trovato corsi d'acqua in piena e li abbiamo sempre attraversati senza grossi problemi.
Proseguiamo a mezza costa mentre il Torrente Vò, in basso a destra forma delle cascatelle.
In salita attraversiamo un gruppo di alberi, poi vediamo un salto più grande.
Rientriamo nel bosco mentre il torrente continua i suoi balzi.
Ancora quattro tornanti e poi lasciamo definitivamente il bosco. Da questo punto cammineremo sempre sotto il sole (m. 1450).
Clicca per ingrandire l'immagineDavanti si apre il primo pianoro. Il torrente continua i suoi saltelli sulla destra. In alto, davanti, vediamo un baitello; si tratta della Casa di Caccia Venano di Mezzo, definito sulla carta Kompass come Rifugio Placido Piantoni.
Con minore pendenza arriviamo al livello del torrente. Scavalchiamo un rivolo che scende dalla sinistra.
In leggera salita cominciamo ad attraversare l'alpeggio.
Sulla sinistra vediamo la Baita Venano di Sotto, una costruzione al margine dell'alpeggio con il tetto in lamiera (m. 1500).
Dopo un guado, un tornante verso sinistra ed un altro verso destra, continuiamo tra i cespugli (m. 1550). Davanti, in fondo alla valle vediamo una cascata.
Troviamo alcune pietre franate a lato del sentiero (m. 1575).
La pendenza aumenta. Sulla destra ci sono delle semplici protezioni realizzate con dei paletti di legno che reggono del filo di ferro (m. 1610).
Superiamo un tornante verso sinistra, subito seguito da un altro verso destra e raggiungiamo un'insellatura (m. 1620).
Davanti abbiamo il secondo pianoro. Sulla sinistra vediamo una cascata. Al centro invece c'è la Baita Venano di Mezzo.
Sempre alla sinistra del torrente, quasi in piano e poi in leggera discesa, raggiungiamo una passerella con la quale passiamo sull'altro lato (m. 1655).
Andando invece a sinistra (senza attraversare il torrente), senza traccia tra l'erba e retrocedendo in leggera salita, possiamo raggiungere la Casa di Caccia Venano di Mezzo (dedicata alla memoria del guardiacaccia Mario Maj), che avevamo precedentemente visto da lontano.
Attraversato il torrente proseguiamo in leggera salita e raggiungiamo la Baita Venano di Mezzo (m. 1679).
Lasciata la baita alla sinistra, continuiamo tra i pascoli dapprima in leggera salita e poi con maggiore pendenza verso una parete rocciosa (m. 1720).
Qui il sentiero è scavato nella roccia e alla sinistra ci sono delle protezioni realizzate con paletti di ferro e una catena.
Superato questo tratto in piano, continuiamo in leggera salita. Davanti in alto già vediamo la bandiera del rifugio.
Scavalchiamo un rivolo. Tra pascoli e alcune grosse pietre, giriamo a destra volgendo le spalle alla cascata.
Alterniamo alcuni tratti in salita ad altri con minore pendenza tra prati e rododendri.
Poi saliamo ripidamente a zig-zag verso una madonnina ma, prima di raggiungerla, giriamo a sinistra.
Su una roccia vediamo dipinta l'indicazione del km. 6 (m. 1850).
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Giunti in cima alla salita, troviamo la Baita Venano di Sopra (m. 1864) oltre la quale si apre il terzo pianoro. Queste baite sono utilizzate dai pastori che pascolano nella zona. Sono comunque generalmente aperte e possono essere un utile riparo in caso di un improvviso acquazzone.
Passiamo davanti alla baita e continuiamo in lievissima discesa nei prati, tenendoci alla destra in modo da evitare una zona acquitrinosa.
Guadiamo un torrente e poi superiamo il letto in secca di un altro (m. 1850).
Riprendiamo a salire, alternando tratti con maggiore e minore pendenza.
Con vari tornanti risaliamo la Costiera del Sòlega, a volte tra i cespugli, a volte su fondo roccioso. In alto torniamo a vedere la bandiera del rifugio.
Passiamo su una roccetta obliqua.
Possiamo tagliare con una scorciatoia un tornante destrorso.
Poi il sentiero si divide in due tracce e torna a riunirsi (m. 2000).
Passiamo tra due rocce (m. 2020). In leggera salita superiamo un guado e troviamo l'indicazione del km. 8.
Ad un bivio andiamo a sinistra seguendo una freccia (m. 2040).
Superiamo un altro tornante e poi un guado. Qui il torrente è ancora coperto dalla neve, troppo sottile però per reggere il peso. Scendiamo pertanto a sinistra per effettuare il guado e poi risaliamo alcune roccette riportandoci sul sentiero (m. 2075).
Continuiamo con altri tornanti, in piano o in leggera salita, tra erba e rododendri. Superiamo un altro guado. Camminando tra prati e pietraie possiamo ammirare una bella cerchia di monti tutto intorno a noi.
Superiamo, uno dopo l'altro, tre guadi tutti causati da delle cascatelle che scendono sulle rocce alla destra (m. 2170).
Scavalchiamo un rivolo. Il fondo ora è roccioso.
Ancora tre guadi ravvicinati e poi, un poco più in basso alla sinistra, vediamo i due Laghetti del Tornello (m. 2202).
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Ignoriamo un sentiero che si stacca sulla sinistra e rientra poco più avanti (m. 2230).
Superiamo un rivolo che attraversa il cammino (m. 2250).
Ad un bivio andiamo a destra. Poco dopo troviamo l'indicazione del km. 10 (m. 2260).
Proseguiamo in leggera salita a mezza costa. Superiamo un rivolo e poi un torrentello.
Dopo due passi in piano e un altro guado (m. 2275) continuiamo in leggera salita.
Ancora un guado poi la pendenza aumenta. Ecco un altro guado seguito da due tornantini.
Con pochissima pendenza superiamo un altro guado (m. 2295). Torniamo a vedere la bandiera e parte del rifugio.
Presso una curva a destra dove c'è un ansa della montagna guadiamo l'ennesimo torrentello.

Arriviamo al punto in cui un torrente ha causato una frana che si è portata via parte della mulattiera (m. 2305). Alla sinistra c'è una catena. Scendiamo un poco e poi risaliamo. La catena, per lo meno nella bella stagione, non è di alcuna utilità anche perché posta troppo vicino all'acqua. Per evitare di bagnarci preferiamo spostarci un poco a destra e risalire alcune roccette.
Proseguiamo con pochissima pendenza e troviamo l'indicazione del km. 11. Guardando a destra in basso riusciamo ancora a vedere la Baita Alta di Venano e tutto il pianoro.
Troviamo un torrente che scende tra le rocce. Ci abbassiamo un poco per guadarlo e risaliamo l'opposto versante (m. 2330).
Proseguiamo con un tratto un po' esposto su delle roccette.
Arriviamo ad un bivio. Sui massi ci sono delle indicazioni. A sinistra: Rifugio Curò, Pizzo Tornello, Passo Belviso, Diga del Gleno. A destra la scritta rifugio indica che il Tagliaferri è vicino.
Proseguiamo su altre roccette un po' esposte poi riprendiamo il sentiero.
Passiamo tra due rocce. Qui una freccia indica il rifugio, già visibile davanti un poco più in basso (m. 2345).
In leggera discesa superiamo un rivolo. Lasciamo a sinistra una piccola pozza e, passando tra la campana a memoria dei caduti e un obice risalente alla prima guerra mondiale, arriviamo al rifugio.
Clicca per ingrandire l'immagineDopo la meritata sosta, sotto gli occhi stupiti degli escursionisti che fanno domande tipo: "ma chi vi ha dato il coraggio di arrivare fin quà in sella ad una bicicletta", "ma siete matti, quanto tempo ci avete messo" ecc... ecc... scattare qualche foto è obbligatorio, e mettere nell'archivio storico un posto che pochi hanno raggiunto in mountainbike, riprendiamo a concentrarci perchè ora ha inizio una discesa molto tecnica, sassosa e faticosa, che richiede un'ottima padronanza nella conduzione della MTB.
Perdiamo rapidamente quota attraverso la Valle del Venerocolino. Terminando questa entusiasmante discesa, incrociando la strada statale, ed in breve raggiungiamo Ronco, il punto di partenza.


NOTE TECNICHE


EC: (massimo livello per il cicloescursionista estremo!)
percorso su sentiero caratterizzato da gradoni e ostacoli in continua successione, e passaggi su ponti di ferro con catene, che richiedono tecniche di tipo trialistico, ottime doti di equilibrio e di destrezza.


Variante dalla Taverna del Vò (sentiero 413/a)


Anziché parcheggiare la macchina nel punto precedentemente indicato, proseguiamo fino alla prima curva dove superiamo il Torrente Vò con un ponte.
Subito dopo giriamo a sinistra per imboccare Via Cascata del Vò con la quale, alla destra del torrente e con percorso quasi pianeggiante arriviamo fino ad un ristorante.
Lasciata la macchina iniziamo a pedalare e proseguiamo sulla strada, ora sterrata, e arriviamo ad un bivio dove i segnavia indicano a sinistra con il sentiero 413/a: Cascata del Vò, Rifugio Tagliaferri; a destra con il sentiero 414: Passo Venerocolo. Andiamo a sinistra. Pedaliamo tra i prati e il bosco con un corto muretto alla sinistra.
Superiamo uno slargo e raggiungiamo un torrente che possiamo guadare (in caso di poca acqua) oppure attraversare su di un piccolo ponte in legno.
Proseguiamo nel bosco e subito incrociamo un sentiero. Ci teniamo sul percorso principale ignorando anche altre deviazioni e alternando tratti quasi in piano ad altri con poca pendenza.
Superiamo il letto in secca di un torrente e proseguiamo sulla stradina fino ad un bivio dove i segnavia indicano diritto: Cascata del Vò; dietro: Schilpario; a sinistra: Rifugio Tagliaferri.
Andiamo a sinistra e con un ponte in legno attraversiamo il torrente.
Dopo due passi in piano iniziamo a salire ripidamente nel bosco. Alla sinistra ci sono delle protezioni.
Con alcune serpentine raggiungiamo il sentiero 413 che arriva dalla sinistra. Di fronte c'è un vecchio forno.
Continuiamo come precedentemente descritto con l'itinerario 413 che parte da Ronco




VAL DI SCALVE
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RIFUGIO TAGLIAFERRI


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